Parkinson: coinvolto un gene tutto maschile
Nelle donne la sua azione protettrice è invece svolta dagli estrogeni
Negli anni novanta si era scoperto che la proteina prodotta dal gene SRY, presente solo sul cromosoma maschile Y, funge da interruttore per determinare lo sviluppo dell’embrione in senso maschile. Oggi i ricercatori dell’ Università della California di Los Angeles (UCLA) hanno messo in evidenza che quel gene è attivo anche nelle cellule della substantia nigra del cervello, quelle cellule che secernono dopammina e al cui deterioramento è legata l’insorgenza del morbo di Parkinson.
“Per la prima volta – ha affermato Eric Vilain, che ha diretto la ricerca e firma l’articolo con cui viene dato l’annuncio sul numero di domani di Current Biology– abbiamo dimostrato che le cellule cerebrali che producono dopammina dipendono per il loro correto funzionamento da un gene legato al genere. E abbiamo anche dimostrato per la prima volta che SRY ha un ruolo centrale non solo a livello dell’apparato riproduttivo maschile, ma anche nel cervello.” In particolare, ha una funzione protettiva: quanto più si abbassano i suoi livelli cerebrali, tanto più decresce il livello dell’enzima tirosina idrossilasi (TH), essenziale per la produzione di dopammina.
Dato che il gene SRY è presente solo nei maschi, Vilain pensa che nelle donne debba esistere un altro meccanismo fisiologico deputato alla protezione delle cellule produttrici di dopammina della substantia nigra, verosimilmente legato ai livelli di estrogeni.
Secondo Vilain, la cattiva espressione del gene SRY, potrebbe spiegare il maggiore rischio di incorrere nel morbo di Parkinson delle persone di sesso maschile, pari – secondo le ultime ricerche – a circa 1,5 volte quello delle donne. [lescienze.it]
Una tomba monumentale in Grecia
Secondo gli archeologi risalirebbe al periodo ellenistico .
È stata appena scoperta da archeologi greci in un sito presso l’antica città di Pella, nella Grecia settentrionale, un tempo capitale del Regno di Macedonia e famosa per aver dato i natali ad Alessandro Magno. Stiamo parlando di un ampio sepolcro costituito da ben otto camere mortuarie che secondo le valutazioni degli archeologi potrebbe risalire all’età ellenistica, tra il lV e il II secolo a.C.
“Si tratta - ha spiegato Maria Akamati, direttrice del 17° eforato di antichità preistoriche e classiche che ha condotto gli scavi – della più grande e monumentale tomba di questo tipo mai scoperta in Grecia. L’abbondanza di gioielli e di oggetti votivi trovati all’interno potranno offrire un’immagine più precisa della civiltà macedone nel periodo che seguì le conquiste di Alessandro in Asia. Con tutta probabilità la tomba apparteneva a una ricca famiglia macedone dell’epoca ed è stata utilizzata per circa due secoli.”
Secondo quanto è stato riferito, il complesso funebre è caratterizzato da una grande area centrale circondata da camere le cui pareti sono colorate con pigmenti rosso, blu e oro. All’interno del sepolcro sono state trovate tre lapidi in pietra che riportano i nomi di altrettante donne: Antigona, Leoniki e Nikosrati. [lescienze.it]

Perché la strada conosciuta sembra più lunga?
Svelata la ragione per cui i percorsi sconosciuti sembrano più brevi di quelli cui ci abitua nel corso del tempo.
L'erba del vicino è sempre più verde e la strada conosciuta sempre più lunga di quella conosciuta? Per la prima questione, «cromatica», non ci sono ancora spiegazioni scientifiche, ma per la seconda sì.
A colmare la lacuna ci ha pensato uno studio britannico, pubblicato sulla rivista «Nature», che spiega perchè i percorsi di tutti i giorni a volte possono sembrare interminabili. La «colpa» è di un meccanismo nel nostro cervello, che fa apparire più lunghe le vie abituali, e «abbrevia» le distanze di quelle percorse meno di frequente. Andrew Crompton, autore della ricerca, ha chiesto a 140 studenti di architettura della Manchester University di stimare la distanza dall'edificio principale destinato agli allievi, fino a diverse destinazioni familiari lungo la strada principale. Tutti itinerari percorsi dai ragazzi varie volte al giorno. Dopodichè, contachilometri alla mano, si è visto che gli studenti del primo anno giudicavano distanze di un miglio lunghe almeno 1.24 miglia, mentre quelli del terzo anno (che avevano fatto gli stessi percorsi molte più volte nel corso della loro permanenza nell'ateneo) arrivavano addirittura a percepire 1.45 miglia. Insomma la strada «si allunagva» con gli anni pur rimanendo perfettamente identica.
PERCEZIONE - In realtà ciò che cambia è il fatto che nel corso dei mesi e degli anni, percepiamo sempre più dettagli lungo la strada, e questa ci appare quindi più lunga. Questi risultati, spiega il ricercatore, possono aiutare a capire perchè il viaggio d'andata in genere sembra sempre più rapido del ritorno. E possono, dice il ricercatore, aiutare gli architetti a «disegnare» città all'apparenza più spaziose, semplicemente aggiungendo dettagli utili per ingannare la percezione di chi le abita. [corriere.it]

Un "Nuovo Mondo"
Sulle montagne di Foja nella parte occidentale della Nuova Guinea un team di 25 scienziati australiani, americani e indonesiani ha scoperto un mondo perduto popolato da specie rare e sconosciute. La zona, praticamente incontaminata, è stata raggiunta dalla spedizione guidata da Conservation International che ha scoperto dozzine di nuove specie tra cui rane, farfalle, fiori giganti e lo stupendo mangiatore di miele (nella foto). Inoltre è stato avvicinato un mammifero finora sconosciuto in Indonesia che si credeva esistesse solo in una zona della vicina Papua Nuova Guinea: il canguro arboricolo dal manto dorato. Sembra che gli animali non siano assolutamante spaventati dall'uomo. 'Probabilmente è la cosa più vicina all'Eden che si possa immaginare' ha detto Bruce Beehler dell'ufficio malese per la conservazione delle biodiversità. [Blogeko.info]

Evoluzione in laboratorio
Nel polifenismo organismi geneticamente uguali sviluppano tratti differenti
In natura il bruco di Manduca sexta, un lepidottero più noto come “verme del tabacco”, è sempre e solo verde. I ricercatori della Duke University a Durham (NC) sono riusciti a farlo evolvere in modo che la sua colorazione sia verde o marrone a seconda della temperatura ambientale in cui si trova durante il suo sviluppo.
Può sembrare cosa da poco, ma in realtà è la prima volta che gli scienziati riescono a penetrare uno dei più complessi fenomeni evolutivi: quello del polifenismo.
Il polifenismo è quel fenomeno per cui organismi con lo stesso assetto genetico sviluppano tratti differenti, o fenotipi, in ambienti differenti. Uno degli esempi più vistosi di polifenismo è quello presente nelle formiche: individui geneticamente identici possono svilupparsi in regine, operaie o soldati a seconda dell’ambiente ormonale a cui sono precocemente esposti. Ma il fenomeno è diffuso anche negli animali superiori; a esso si può ricondurre la crescita periodica delle corna, come pure la variazione stagionale del mantello o del piumaggio.
I meccanismi fondamentali del polifenismo sono noti da tempo, ma restava del tutto oscuro il modo in cui questi tratti complessi, che coinvolgono mutazioni in più geni, potessero evolvere e persistere.
“Sono stati elaborati vari modelli per spiegare i meccanismi evolutivi, ossia come la pressione selettiva possa conservare i polifenismi e perché non convergano gradualmente in una forma o nell’altra – osserva Frederik Nijhout, uno degli autori della ricerca – ma nessuno era mai partito da una specie priva di polifenismi per generarne uno nuovo.” [lescienze.it]

Ufficialmente "nati" gli elementi 113 e 115
Ottenuti nel centro di Dubna da un gruppo di ricerca russo-svizzero
Due nuovi elementi transuranici, rispettivamente di numero atomico 113 e 115, sono stati sintetizzati presso il centro di ricerca nucleare di Dubna, in collaborazione con un gruppo di ricerca svizzero afferente al Paul Scherrer Institut (PSI) e all’Università di Berna, che ha messo a punto particolari tecniche di rilevazione per verificare l’effettiva produzione dei nuovi elementi, la cui vita media è brevissima, inferiore al decimo di secondo.
Esperimenti che avrebbero dato origine agli elementi 115 e 113 erano già stati eseguiti fra il 14 luglio e il 10 agosto 2003, nel corso di una collaborazione fra il centro di Dubna e il Lawrence Livermore National Laboratory statunitense, e il loro resoconto era stato pubblicato nel febbraio 2004; tuttavia i dati non erano stati considerati sufficienti per decretare la “nascita” ufficiale dei nuovi elementi.
I ricercatori hanno dapprima sintetizzato atomi dell’elemento 115 bombardando un disco rotante di americio con ioni calcio; il successivo decadimento del nuovo elemento, per emissione di una particella alfa ha dato origine a atomi dell’elemento 113, a sua volta decaduto, per emissione di quattro particelle alfa, ad atomi di dubnio (che ha una emivita di 32 ore).
Se gli scopritori non proporranno all'apposito ente internazionale (IUPAC) nomi alternativi, secondo la classificazione internazionale degli elementi transuranici, i nomi (e i simboli) dei due elementi saranno Ununtrium (Uut) e Ununpentium (Uup). [lescienze.it]
